Bitcoin, la bolla “austriaca”

di Sebastiano Marino per Keynes Blog

friedrich hayek
Friedrich A. von Hayek

Il Bitcoin, la moneta elettronica che sta facendo sempre più parlare di sé, nata nel 2009 dalla mente di uno sviluppatore anonimo che si fa chiamare Satoshi Nakamoto, aspirava a diventare un’alternativa alle valute nazionali a circolazione forzosa che sono sotto il controllo delle rispettive Banche Centrali.

Questa nuova moneta entrò così subito nelle simpatie degli esponenti della scuola austriaca che la collegarono al celebre pamphlet di Friedrich Hayek del 1976 “La Denazionalizzazione della Moneta”, in cui si proponeva di concedere ai privati la possibilità di emettere la propria moneta fiat, anche senza un legame intrinseco con delle commodities come l’oro. In tal modo, secondo Hayek, si sarebbe sottratto tale potere esclusivo alle Banche Centrali, e in via indiretta agli Stati, che attraverso l’emissione monetaria manipolano i tassi di interesse e l’inflazione per scopi di politica economica e provocano di conseguenza alterazione dei “segnali” costituiti dai prezzi, causando in tal modo le bolle finanziarie.

Il bitcoin ha suscitato anche l’interesse della BCE che, lo scorso Ottobre 2012, ha prodotto un paper in cui concludeva che la nuova moneta elettronica non rappresenterebbe un rischio per la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria, anche perché la quantità di valuta in circolazione è limitata a priori.

Questo l’antefatto. I fatti degli ultimi giorni ci raccontano tuttavia una storia diversa.

Bitcoincrash

Il valore del Bitcoin in dollari è passato negli ultimi 3 mesi da un valore di 20 dollari nei primi di Febbraio a un massimo di 266 dollari toccato il 10 Aprile, ossia un boom del 1230% in meno di 3 mesi, qualcosa di paradossale per una valuta che non avrebbe dovuto creare pericoli per la stabilità dei prezzi e che dunque non sarebbe stata inflazionata.

Lo stesso 10 Aprile, in corrispondenza appunto del massimo, si è avuta una repentina e forte inversione di tendenza con un crash che ha riportato il valore del Bitcoin a circa 100 dollari in 5 giorni, un tonfo del 60%.

A quanto pare il tutto sarebbe stato causato da un attacco hacker avvenuto durante l’ultima settimana per speculare sui movimenti di prezzo, come ci segnala ZeroHedge.

Non si tratta tuttavia del primo “inciampo” della valuta “austriaca”. Già nel 2011 si assistette ad una rapida inflazione del bitcoin seguita dall’inevitabile crollo:

bitcom

Una crescita così forte come quella degli ultimi mesi non poteva durare per sempre. E infatti è durata pochissimo, con buona pace degli “austriaci” alla ricerca di stabilità finanziaria e dei prezzi affidata al libero mercato.

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