L’Italia in crisi e una possibile pianificazione strategica economica

Siamo all’inizio del 21° secolo, il mondo intero è sconvolto da una pandemia globale (semi-cit.). Tutte le nazioni del mondo occidentale industrializzato sono in trincea a cercare di contenere l’avanzata di questo virus che miete ogni giorno migliaia di vittime.

In Italia in particolare, la prima nazione europea ad avere un boom di contagi e di morti significativo, i cittadini sono costretti a restare confinati nelle proprie abitazioni per le quarantene e le aziende costrette a sospendere le proprie attività o a lavorare da remoto a oltranza. Gli ospedali sono congestionati, riescono a malapena a fronteggiare l’arrivo di decine, se non di centinaia di contagiati, i posti in terapia intensiva scarseggiano, per non parlare delle attrezzature e del personale medico necessario. Ci troviamo di fronte a una catastrofe sanitaria, economica e sociale.

Le politiche economiche neoliberiste fino a qui

L’arrivo della pandemia e i danni causati hanno messo in luce tutta una serie di errori di politica economica accumulatisi nel corso degli ultimi 30 anni, e in particolare negli ultimi 20. L’Italia ha in tutti questi anni perseguito e messo in pratica i dogmi della scuola economica di pensiero neoclassica/neoliberista importati dagli Stati Uniti reaganiani e dal Regno Unito tatcheriano. Di queste politiche si sono fatti alfieri gli organismi internazionali (WTO, IMF, OECD, World Bank) e dell’Unione Europea.
Privatizzazioni e liberalizzazioni selvagge delle aziende e servizi statali, avanzi primari costanti del bilancio statale per adeguarsi alle “regole europee” stabilite a tavolino che hanno impedito una crescita economica sostenuta, scomparsa di una politica industriale strategica, cessioni dei più importanti strumenti di politica monetaria, sono solo alcune delle conseguenti applicazioni dell’ideologia neoliberista alla politica economica che hanno ridisegnato l’economia e la società italiana portandola in uno stato di fragilità pressoché totale agli shock esogeni.

J.M. Keynes – l’ennesimo ritorno

I recenti avvenimenti hanno di fatto accelerato processi che avrebbero potuto richiedere decenni. Tutte le maggiori economie occidentali hanno iniziato a varare piani di intervento statale per salvare il salvabile dell’economia con iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali e stimoli fiscali da parte degli stati in perfetto stile keynesiano. Nazioni e personalità politiche che per lunghi anni si sono fatti cantori del libero mercato e dello smantellamento degli apparati statali (primi su tutti USA, UK e Germania) adesso non hanno altra scelta che ricorrere alla ripugnante spesa pubblica per non lasciare i cittadini e le imprese in mano al caos. Sembra che tutti abbiano d’un tratto perso la propria fede verso la Mano Invisibile del libero mercato, non rendendosi conto che forse l’appellativo “invisibile” deriva dal fatto che nessuno l’abbia mai vista, magari proprio perché non esiste.

La rispost(in)a italiana alla crisi economica ventura

Il governo italiano, mentre tutti fanno interventismo sfrenato (vedi Figura 1, aggiornata al 5/4/2020), col decreto “Cura Italia” ha annunciato uno stimolo fiscale da 25 miliardi di euro (1.4% del PIL), ed è in attesa di eventuali altri misure che potrebbero arrivare da accordi in seno all’UE (MES o proposta similare) che corrisponderebbero probabilmente a un altro 1-2% di PIL se va bene, probabilmente sotto forma di prestiti. Il premier Conte ha inoltre successivamente annunciato col “decreto liquidità” garanzie dello Stato per prestiti bancari per altri 400 miliardi di euro, che ovviamente non corrispondono a effettivo indebitamento netto/stimolo fiscale e difficilmente potranno fare da spinta economica sufficiente per un problema di domanda di prestiti che inevitabilmente si presenterà.

Figura 1

Le stime sulla caduta del prodotto interno lordo per il 2020 intanto vengono aggiornate al ribasso di settimana in settimana fintantoché la situazione epidemica si protrae e il lockdown delle attività economiche prosegue. Attualmente le stime vanno da un 6% di caduta dell’ottimista Confindustria in fino al 15% previsto da Unicredit, ammesso e non concesso che la ripresa delle attività riprenda ottimisticamente a maggio e quasi a pieno regime, cosa che mi trova alquanto scettico.

Un calcolo economico complesso: I conti della serva

Facciamo un semplice calcolo spannometrico (in ossequio alla massima keynesiana secondo cui è meglio aver approssimativamente ragione che precisamente torto) e cerchiamo di capire quante risorse sarebbero necessarie nel sistema Italia per non cadere in una profonda depressione economica.
Sappiamo che il PIL italiano al 2019 è stato di circa 1800 miliardi di euro; ipotizziamo che il lockdown venga attenuato a maggio e completamente eliminato da giugno in poi nell’utopistico scenario in cui la pandemia sparisca contemporaneamente in tutti i paesi del mondo. Utilizziamo inoltre l’ipotesi semplificatrice che il PIL si distribuisca in modo uniforme durante tutti i mesi dell’anno. Dai primi report sappiamo che i settori dei servizi e della manifattura hanno visto un crollo rispettivamente di circa 2/3 e 1/6 del valore, e pesano rispettivamente per circa 2/3 e 1/5 del PIL nazionale.

Detto ciò, si può dedurre che solo nel mese di marzo abbiamo avuto un crollo almeno del 50% del PIL, ossia di circa 75 miliardi. Nel mese di aprile la caduta potrebbe anche essere superiore. Quindi 75 mld marzo + 75 miliardi aprile + 30/40 miliardi maggio e siamo sui 180/190 miliardi di perdite di reddito nazionale. Ossia all’incirca il 10% del PIL annuale. Questi numeri nella migliore delle ipotesi. Se invece il lockdown dovesse continuare oltre maggio e il commercio e il turismo internazionale dovessero rimanere azzerati per ancora tanti mesi fino all’arrivo di un vaccino per evitare nuove ondate di contagi da ritorno (ipotesi alquanto plausibile), si possono mettere in conto altre centinaia di miliardi sfumati nel nulla.

Alla luce di questi numeri spaventosi anche il meno avvezzo all’analisi economica si potrà ben rendere conto che uno stimolo fiscale statale di 25 miliardi equivale a voler svuotare il mare col cucchiaio.

Dall’altro lato la BCE, dopo un’iniziale figuraccia della sua presidente Lagarde che ha causato grosse perdite sulla Borsa Italiana nonché un incremento esponenziale dello spread, ha ricevuto forti pressioni dall’opinione pubblica e ha varato il PEPP, un piano di operazioni di mercato aperto per l’acquisto di obbligazioni statali e non per un ammontare di 750 miliardi di €. Tale operazione potrebbe permettere altri 50-70 miliardi di emissioni di titoli di Stato italiani durante l’anno a tassi contenuti per finanziare ulteriore spesa fiscale e/o minori entrate in deficit.

Una Pianificazione Strategica Nazionale Antifragile

Una volta usciti da questo episodio di Black Mirror, l’Italia dovrà capire cosa vuole fare nella vita. Fondamentale sarà comprendere come si vuole posizionare nello scacchiere geopolitico internazionale in risposta alle azioni delle nazioni che negli anni e soprattutto durante la pandemia ci hanno aiutato e rispetto a quelle che invece ci hanno ostacolato. Vuole farsi trovare di nuovo impreparata e fragile alla prossima emergenza storica (una guerra, una carestia, un terremoto di grado 11 o più della scala Richter, un asteroide, ecc.)? Vuole perseguire i principi Costituzionali cercando di migliorare lo status economico e sociale dei suoi cittadini provando al contempo a minimizzare il numero di cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà? Queste e altre domande richiedono risposte che non possono più essere procrastinate.

Se si volesse mirare a siffatti obiettivi la via da prediligere non può essere diversa da quella derivante da una pianificazione strategica nazionale e di gestione del rischio antifragile.
Secondo Taleb (2012), un oggetto o un sistema può essere definito antifragile solo se, a seguito di shock o perturbazioni esterne, non solo non riceve un danno o riesce ad assorbirlo ma riesce anche a migliorarsi e a rafforzarsi. Ed è questa caratteristica peculiare, la capacità di migliorarsi ed evolversi a fronte di shock esogeni, che distingue un sistema antifragile da un semplice sistema robusto o resiliente (che invece riesce solo ad ammortizzare gli shock). L’Italia, da questo punto di vista, è evidente a tutti che rappresenta in questo momento storico un sistema fragile, fragilissimo, sotto tantissimi aspetti, in balia degli eventi e che naviga a vista.

Una pianificazione di questo stampo dovrebbe come prima cosa tentare di identificare tutti i potenziali rischi che porterebbero grave danno al sistema Italia. Taleb chiama questi eventicigni grigi mandelbrotiani”, eventi rari e di impatto enorme ma che non possiedono l’ulteriore caratteristica, propria degli eventi Cigno nero, dell’essere anche inaspettati, cioè al di fuori del nostro range di possibilità.
Bisogna allora figurarsi gli scenari futuri da scongiurare e le direzioni da evitare, tenerli sempre a mente e vivi come possibilità concrete di modo che così si eviti di lasciare al caso tali questioni di primaria importanza.

Dopodiché iniziare a investire massicciamente su vari settori in ordine di priorità, dal più fondamentale per la vita umana in su (come in una piramide dei bisogni di Maslow nazionale), fino a rendere autosufficiente il Paese in qualsiasi situazione catastrofica potenziale.

Settori che potremmo definire a Priorità 1: l’agroalimentare, il sanitario e il campo energetico.

Settori a Priorità 2: settore dei trasporti e delle telecomunicazioni.

Settori a Priorità 3: istruzione, manutenzione idrogeologica, settore militare.

Tutto ciò implica anche che tutti i monopoli naturali all’interno del territorio dello Stato ritornino a essere di proprietà statale o di sue aziende controllate (rete ferroviaria, stradale e autostradale, distribuzione elettrica e del gas, porti e aeroporti, rete internet, ecc.) per ragioni che, dato il discorso appena fatto, sembra superfluo specificare per non risultare ridondanti. E, in questo senso, l’estensione della Golden power nel “decreto liquidità” appare essere un primo passo nella giusta direzione

Va da sé che ad accompagnare il consolidamento di questi settori ad alta priorità non ci si può esimere dall’utilizzare le tecnologie moderne che stanno diventando anno dopo anno sempre più centrali nel progresso umano e sociale. Aumentare l’efficienza di tali settori potenziandoli con investimenti importanti in Intelligenza Artificiale, Big Data, Robotica, IoT e via dicendo, diventerà sempre più fondamentale per sostenere e far crescere il sistema Italia.

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